Settembre è il mese in cui qualsiasi agrigentino riconosce la fine della stagione estiva nonostante le temperature stentino a diminuire. La partenza di centinaia di giovani studenti e lavoratori verso il Nord o l’estero riordina le dinamiche sociali e riconsegna la città alla sua dimensione più periferica e liminale come in un rito antico che si ripete da generazioni.
Quello dell’emigrazione giovanile rimane un fenomeno assai più complesso rispetto a quello percepito dagli agrigentini ed evidenziato dalle statistiche ufficiali. Negli ultimi anni la provincia di Agrigento appare aver perso intorno a 16 mila residenti. Un dato alquanto inverosimile considerando il numero di residenze mantenute in città durante gli anni di studio, precariato e ricerca di una posizione lavorativa stabile. Appaiono più veritieri i dati dell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE), che conta circa 150 mila agrigentini residenti fuori dai confini nazionali. Anche questi dati rimangono fallaci visto che le politiche interne all’area Schengen permettono ai cittadini comunitari di evitare la registrazione all’AIRE per periodi inferiori ai nove mesi.
Al di là delle statistiche, le comunità dei “fuorisede” rimangono di fondamentale importanza non solo sul piano demografico, ma soprattutto su quello politico e istituzionale. La scomparsa di intere generazioni di agrigentini, incapaci di contribuire alla crescita e sviluppo della propria città, non appare assai diversa da quella di altri Paesi dell’Europa meridionale. Il ruolo politico dei “fuorisede” è divenuto oggetto di numerosi studi e analisi in un continente europeo sempre più polarizzato e multipolare, in cui le democrazie appaiono non più “stabili” o “consolidate” al loro interno. Basti pensare come l’eredità culturale dell’emigrazione albanese verso l’Italia durante gli anni Novanta abbia quasi imposto alle stesse autorità albanesi l’obbligo di aiutare l’attuale governo Meloni nella gestione dei flussi migratori. Le diaspore non appaiono più argomento di integrazione, ma soggetti politici capaci di ripensare le politiche pubbliche nei loro “Paesi di origine”. Si potrebbe anche citare il caso della nuova legge sulla doppia cittadinanza in Germania, che nonostante la crescente retorica sulla “Remigrazione” garantisce a migliaia di cittadini tedeschi di “seconda generazione” la possibilità di mantenere un legame coi Paesi di origine dei loro genitori. Anche nelle regioni del Mezzogiorno italiano molte organizzazioni da anni diffondono un messaggio alternativo, quello del “diritto a rimanere”. Alcuni sociologi e antropologi hanno addirittura teorizzato la “restanza” come modello di rigenerazione e innovazione di territori e comunità in cui la volontà di “restare” rimane una solida alternativa ai livelli elevati di migrazione.
Verrebbe quindi da chiedersi se esiste una diaspora agrigentina? O meglio, qual è l’identità e il possibile ruolo politico dei fuorisede agrigentini? Quali sono le istanze finora inascoltate per una possibilità di ritorno? Quali sono le difficoltà e le carenze strutturali che impediscono una “ritornanza” per le nuove generazioni dei fuorisede? Quali le opportunità ancora inesplorate di un possibile fenomeno di “tornanza” ad Agrigento?
Queste sono alcune delle domande a cui la comunità di Scaro sta cercando di trovare una risposta attraverso un questionario diffuso proprio tra i fuorisede agrigentini dai 18 ai 40 anni. L’indagine “Agrigento a Distanza: Identità, Istanze e Prospettive dei Fuorisede” è stata lanciata alcune settimane addietro con l’obiettivo di analizzare le possibili prospettive di partecipazione politica e/o civica dei fuorisede agrigentini in vista delle prossime elezioni amministrative del 2026. I dati, raccolti su base volontaria e interamenti anonimizzati, avranno lo scopo di fornire un’immagine alla diaspora agrigentina con lo scopo di evidenziare un loro possibile ruolo politico ad Agrigento e possibili forme di coinvolgimento con chi ha voluto, o dovuto, lasciare la propria città negli ultimi anni.
Link al questionario: https://forms.gle/3n9S4wWq353nXpgT6
Chiunque volesse partecipare è libero di compilare il questionario e diffonderlo tra le persone che possono a loro volta condividere le loro opinioni.